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Censimento. restituzione cartografica

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Pinna nobilis (Linnaeus 1758)

 

 LE BIOCOSTRUZIONI MARINE IN MEDITERRANEO.

 REEF A VERMETI 

 

Pinna nobilis (Linnaeus 1758) è un mollusco bivalve eteromorfo, endemico del mediterraneo sin dalla fine del Miocene. La specie è comune nelle praterie di Posidonia oceanica, dove, grazie ai filamenti di bisso riesce ad ancorarsi su numerosi tipi di substrato quali, sabbia, piccoli detriti di biomateriale di sedimento e ai rizomi e radici di Posidonia oceanica. Il nome comune italiano, riconosciuto in sede internazionale è “Pinna comune”, ma è anche noto col nome di “nacchera”, “gnacchera”o “Cozza pinna”.

 I reef a vermeti sono il prodotto dell’azione costruttrice di due specie: il Mollusco gasteropode Vermetide Dendropoma (Novastoa) petraeum (Monterosato, 1892) e la Rodoficea incrostante Neogoniolithon brassica-florida (Harvey) Setchell & Mason (1943).

 Nel 1854, Monsieur de Quadrefages, un naturalista francese in viaggio di studio in Sicilia, descrisse una sorta di trottoir (marciapiede) che bordava la costa di Torre di Isola, vicino a Palermo, costituito da molluschi gasteropodi sessili della famiglia Vermetidae.

 Dopo circa un secolo,  altri due naturalisti francesi, Roger Molinier e Jacques Picard (1954), hanno descritto per la stessa località i trottoir a vermeti, fornendo uno schema dei due tipi di struttura presenti lungo le coste siciliane: la cornice e la piattaforma.

Dopo altri trent’anni, il gruppo di ecologia dell’Università di Palermo riprende le ricerche dei francesi e descrive sia le principali tipologie di reef (Chemello, 1989; Badalamenti et al., 1992a,b) sia la distribuzione delle strutture lungo le coste siciliane (Chemello et al., 1990), valutando l’importanza ecologica della presenza del reef stesso (Pandolfo et al., 1996).

Distribuzione in Italia dei reef a vermeti.

 

Conservazione e misure di protezione

 

P. nobilis(Linnaeus 1758) è il più grande bivalve endemico  del mediterraneo ed è attualmente sottoposta a regime di protezione e tutela in conformità ad Atti Ufficiali quali:

  la Convenzione di Barcellona (1995), ratificata dal Governo Italiano con la legge n°175 del 25/05/1999  e la Direttiva Habitat della Comunità Europea (43/92). Sulla base di tali atti ufficiali, è proibita la raccolta, l’uccisione, la detenzione, la commercializzazione e  l’esposizione ai fini commerciali della specie.

Tra le misure da adottare per la protezione di questa specie risalta sicuramente l’attuazione di campagne di informazione e sensibilizzazione, soprattutto da parte dei club di diving, per trasmettere l’importanza di questa specie e della biodiversità in generale. L’individuazione, e segnalazione di tali organismi lungo la costa, e lo sviluppo di piani di educazione subacquei si sono dimostrati efficienti per la tutela di questa specie nella Riserva Marina di  Port-Cros Islands (Francia). 

 E' utile lo sviluppo di programmi  di ricerca  per lo sviluppo e la condivisione delle conoscenze ecologiche e biologiche di questa specie, in questo senso è di buon esempio il RE.M.O.E.P.P. (Mediterranean Network for Observation, Study and Protection of Pinna), creato nel 1991 per lo scambio della conoscenza riguardo gli aspetti ecologici di P. nobilis(Linnaeus 1758), e la standardizzazione delle metodologie di campionamento.

 

Per quanto riguarda invece i problemi derivanti dall’ancoraggio delle imbarcazioni da diporto è possibile adoperare dei sistemi di ancoraggio non invasivi, come ad esempio la presenza di apposite boe di ancoraggio, un efficiente sistema di protezione già adoperato in alcune parti del mediterraneo, come nelle aree marine protette di Port-Cros (Francia), e Sierra Helada Natura (Spagna).